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Peggiora ulteriormente la situazione, senza sorprese significative. Nel primo trimestre dell'anno attuale, la produzione automobilistica italiana ha subito una forte flessione, arrivando a livelli non visti dai tempi precedenti l'economia post-bellica, cioè dal 1956. Come spiega Ferdinando Uliano, segretario della Fim Cisl che ha presentato le statistiche, occorre tornare indietro fino al 1956 per trovare valori produttivi così contenuti. Le cifre sono inequivocabili: ogni impianto industriale sul territorio italiano registra risultati nettamente negativi. Al termine di marzo, nelle officine italiane di Stellantis erano stati assemblati soltanto 109.900 autoveicoli tra passeggeri e utilitarie, con un calo pari all'85,5%, rispetto ai primi tre mesi del 2024 durante i quali già suonava l'allarme.

La situazione diventa effettivamente meno allegra. Se consideriamo solamente le automobili ridotte dell'42,5%, arrivando a 60.533 unità, e tenendo conto che la nostra produzione media mensile è di circa 20mila veicoli, non possiamo davvero definirci grandi produttori di autoveicoli. I mezzo pesanti hanno avuto fortunatamente uno scenario leggermente migliore, registrando una flessione dello 24,2% fino a raggiungere 49.367 esemplari. Nel nostro Paese, precisamente ad Atessa, sorge il maggior impianto commerciale d'Italia sul continente. Il gruppo mantiene la leadership nel suo campo a livello europeo e produce qui in Abruzzi ogni tipo di veicolo utilizzabile dal marchio. La situazione risulta preoccupante soprattutto per quanto riguarda Maserati: gli sportivi usciti dalle sue linee di Montebelluna sono praticamente svaniti, così come quelli provenienti dalla storica sede modenese hanno visto i loro volumi crollare del 71,4%. Le cifre peggiori seguono pressoché immediatemente a quelle di Maserati: quella di Melfi registra infatti una caduta delle vendite pari al 64,6%; seguita da quella di Cassino (-45,5%) e Pomigliano (-36,9%).

Curiosamente, l'istituzione che funziona meglio è quella qui menzionata. Si tratta proprio dell'impianto Mirafiori, che registra un decremento solo del 22,2%. Considerando l'aspetto delle quantità prodotte, si prevede sia lui ad avere uno spiccato risollevo, dato che dalla fine di novembre avrà come compito la realizzazione della nuova versione híbrid della Fiat 500. È doveroso precisare tuttavia che anche Melfi e Cassino sono alle prese con periodi complicati: infatti, la struttura nella Lucania è pronta per ospitare la piattaforma tecnologica denominata STLA Medium, destinata a costituire lo schema fondamentale di ben sette diversi modelli; mentre nel Laziale sarà installata invece la piattaforma STLA Large, sulla quale saranno assemblate in prima battuta le future generazioni degli autoveicoli Alfa Romeo Stelvio e Giulia. D'altronde, va detto che tanto il contesto europeo quanto quello nazionale presentano situazioni instabili, mentre gli ultimi articoli commercializzati da Stellantis provengono dagli stabilimenti esteri. Pertanto, il declino nelle quote di produzione non dovrebbe stupire troppo.

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